Creative Harbour House | Blackrocks
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El Cotillo, Spain

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Anche il riposo è diventato una performance. Le ferie devono essere attive, memorabili, documentate. Dobbiamo vedere posti, fare esperienze, leggere, allenarci, ricaricarci. E tornare possibilmente più felici, più creativi e più produttivi. Così anche il tempo libero finisce per avere degli obiettivi. E quando non succede niente, ci sentiamo in colpa. Prendiamo il telefono, apriamo una piattaforma, cerchiamo qualcosa che riempia il vuoto.

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Con tutto quello che ci accade intorno, a volte ci sembra impossibile che le nostre vite possano continuare normalmente. E ancora più impossibile che in mezzo a mille difficoltà riusciamo a trovare un barlume di speranza. Abbiamo tradotto una bellissima poesia di David Lerner che parla proprio di questo. it’s impossible that we keep breathing with all the years pressing on our chest it’s impossible that we keep walking given the condition of the heart’s terrain it’s impossible that laughter continues to spill from the cracks in our sorrow that anger continues to be a kind of faith that the small graces coffee, clean socks, the stillness of night still sustain us sometimes it’s impossible how we break on our dreams and then dream them again how amidst the thousand small terrors of daily life it is possible to be kind how as the ax falls and nooses swing we go on checking the TV Guide for decent movies accepting some phone calls, dodging others doing battle with the rent and the weather and the holes in our shoes and the distance between us there is something inside me that says yes there is no way out you have to play this terrible guitar until the strings break or your fingers but the music I know in the moments between the panic I hold more intimately than any lover it’s impossible how much sorrow a smile can hold

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Cosa perdiamo quando perdiamo la fatica? Negli anni Sessanta il filosofo Michael Polanyi distinse tra sapere esplicito, quello che si scrive in un manuale, e sapere tacito, quello che una persona possiede senza riuscire a spiegarlo del tutto a parole. L'AI generativa sta cambiando i processi di apprendimento con cui abbiamo sempre formato il sapere implicito. Come fare a preservarlo?

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Nel 2010, un gruppo di ricercatori dell'Università dell'Arizona e della Washington University di St. Louis ha attaccato un registratore addosso a 79 studenti per quattro giorni. Si accendeva da solo ogni 12 minuti, senza preavviso. Chi era più felice non parlava di più degli altri. Faceva un terzo dello small talk e il doppio delle conversazioni sostanziali. Ritagliare spazio per una conversazione sostanziale, sul lavoro o in famiglia, può essere una scelta che incide sul nostro benessere. Less small talk, more substantive conversations.

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Questa storia probabilmente non è vera. Proviene da aneddoti mai verificati, che nel tempo si sono gonfiati e che lo scrittore catalano Jordi Sierra i Fabra ha trasformato in una favola nel suo racconto Kafka e la bambola viaggiatrice. Questa storia probabilmente non è vera. Ma non per questo non merita di essere raccontata.

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Finalmente le ferie: il sole, il mare, il… malessere? 😥 Purtroppo non sei sol*: si tratta di “malessere da tempo libero” o leisure sickness. Ma non vi preoccupare, ci pensa la nostra @_beatrip a spiegarci cos’è (e a darci qualche consiglio) in questo nuovo episodio di 𝚘𝚟𝚎𝚛𝚝𝚑𝚒𝚗𝚔𝚒𝚗𝚐. 🆘 Si manifesta con la comparsa di sintomi fisici o psicologici proprio quando finalmente smettiamo di lavorare: emicrania, tensioni muscolari, nausea, raffreddori, irritabilità o ansia. Le spiegazioni sono diverse e probabilmente si intrecciano: 1️⃣ quando ci rilassiamo, “sentiamo” di più il nostro corpo: il passaggio da uno stato di elevata attivazione a uno di rilassamento rende più evidenti tensioni e segnali corporei che prima passavano inosservati; 2️⃣ l’”hangover lavorativo”: il cervello non interrompe immediatamente mesi di allerta e continua a “funzionare” come se dovesse ancora reagire a richieste e scadenze; 3️⃣ la cultura della produttività: ci sentiamo in colpa perché non siamo produttivi, spesso inconsapevolmente, e il nostro corpo entra in allarme. Staccare non significa semplicemente smettere di lavorare: è una transizione psicofisiologica. Come tutte le transizioni, richiede un po’ di tempo! 📚 Per approfondire: Vingerhoets & Van Huijgevoort (2008); Vingerhoets et al. (2002); McEwen (allostatic load); Sapolsky, Why Zebras Don’t Get Ulcers

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C'è un mito duro a morire nel mondo del lavoro: chi si identifica con quello che fa, chi non stacca, chi non ha tempo per altro, lavora meglio. Più dedicato. Più serio. Ma nessun lavoro nasce isolato. Ogni idea che portiamo in un progetto si nutre di qualcosa che viene da fuori: un libro, una conversazione, un weekend passato a fare tutt'altro. Quando questo nutrimento manca il lavoro si spegne, perde slancio e creatività. Un promemoria per chi lavora e per chi organizza il lavoro: la vita fuori dal lavoro è il materiale da costruzione di quella dentro.

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Avete presente le liste dei libri da leggere durante le vacanze? Tutte un po’ uguali, i libri del momento oppure i grandi classici, spesso suggeriti dall’AI. Noi vogliamo darvi dei suggerimenti un po’ diversi: libri che abbiamo letto davvero, in vacanza, trovandoli per caso, in una casa non nostra, per strada, su una bancarella. Sono libri strani, non cercati, che probabilmente non avremmo mai letto se non li avessimo incontrati per caso. Eppure li ricordiamo meglio di tanti libri che abbiamo scelto e cercato. Proprio come succede con le esperienze che facciamo in viaggio: sono gli incontiri e le scoperte casuali quelli che creano i ricordi più indelebili.

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Solo l'Europa si ferma ad agosto. I tedeschi sono sempre in ferie. Gli svedesi odiano festeggiare i trent'anni. E non toccateci il Natale. La piattaforma di servizi HR e gestione del personale Deel ha aggregato e condiviso i dati sulle abitudini legate alle ferie dei suoi utenti in tutto il mondo. Ne è uscita una grande mappa globale delle ferie. Con qualche conferma e alcune sorprese.

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L’angolino autentico, il locale autentico, l’esperienza autentica. Tutti quando viaggiamo vorremmo evitare di fare le cose “da turisti”. Ma in questo modo ci comportiamo come i peggiori dei turisti, perché chiediamo ai luoghi di aderire a uno stereotipo, gli attribuiamo un’identità pura e incontaminata che non esiste. Le culture nascono dallo scambio e dalla contaminazione, e sono sempre in trasformazione. L’unica esperienza autentica che possiamo fare è quella di conoscere i luoghi per come sono, esplorandone tensioni, contraddizioni, metamorfosi.

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Siamo abituati a pensare alla socialità come a una cosa spontanea. Le relazioni si sono sempre create negli ambienti che frequentiamo: la scuola, il lavoro, il quartiere, il gruppo sportivo, l'associazione. Oggi però i legami resi possibili da questi luoghi si sono indeboliti, e la socialità è qualcosa che dobbiamo progettare, perseguire con intenzione, e a volte anche pagare. Membership per entrare nelle community, amicizia a pagamento, servizi di cura, rituali organizzati. La nostalgia non ci salverà, perché tornare alle relazioni "di una volta" è impossibile. Che fare allora? Forse più che progettare la socialità dovremmo inventare spazi e sistemi di vita che le permettano di rinascere spontaneamente.

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